Un plastico in scala N ispirato con molte licenze alla linea del Brennero, anni '80-90. Ma che ogni tanto deve trasferirsi Oltralpe per far circolare anche la mia collezione di materiale SNCF, SBB-CFF, DB, ÖBB e DSB
mercoledì 29 aprile 2009
Digitalizzare la E626 Tibidabo 2. parte - Montare il decoder.
La 626 è una loco vecchio stile, non ci sono circuiti stampati, per cui è facile seguire il percorso della corrente. Su un lato le ruote strisciano su lamelle che sono collegate al motore. Sull' altro lato, gli assi delle ruote strisciano sul supporto metallico delle viti senza fine, che a sua volta fa contatto con la vite che fa anche da perno a un carrello e che fa contatto sulla zavorra all' interno. Da qui parte un filo verso il motore. Bisogna quindi fare molta attenzione a rimontare le ruote isolate dagli assi dalla parte delle lamelle prendicorrente. Inoltre ovviamente, ci sono i fili dalle due prese aggiunte sui carrelli.
Per interrompere il circuito, bisogna da un lato togliere il filo tra la zavorra e il portaspazzola del motore. Sull' altro lato bisogna dissaldare con estrema cautela la linguetta che collega il portaspazzola con le lamelle che toccano le ruote.
Il posto per il decoder è nella zavorra fatta a vasca da bagno. C' è anche posto per aggiungere ancora un po' di zavorra.
A questo punto i collegamenti sono evidenti. Filo rosso sul lato delle lamelle prendicorrente, filo nero sulla zavorra. Filo arancione sul lato destro del motore, filo grigio sul sinistro. Filo bianco e blu alla lampadina. I fili provenienti dalle prese aggiunte sui carrelli vanno assieme al rosso o al nero, rispettando la polarità.
Ho usato un decoder Digitrax DZ125. Con questi settaggi: CV3 = 2 CV4 = 4 CV5 = 72 CV6 = 33
ho ottenuto partenze e arresti dolci e una velocita massima in scala (ad occhio). Adesso la 626 è pronta per trainare il suo merci vecchio stile verso il Brennero.
Digitalizzare la E626 Tibidabo 1. parte - miglioriamo la loco
Dopo aver trattato un paio di argomenti light come la descrizione del mio impianto e una visita alla fierra degli hobby, vorrei passare a qualcosa di più hard core come il digitale. Non voglio discutere i pro e contro del DCC, dico solo che è un altro pianeta. Un po' alla volta sto' digitalizzando tutto il mio parco rotabili, adesso è il turno della 626. La 626 Tibidabo sarà antiquata e piena di difetti, però con qualche miglioria funzionale e un bel decoder, il brutto anatrocollo si può trasformare in un cigno. La mia 626 poi è una versione recente, probabilmente rimotorizzata da qualche artigiano (Acar, forse). L' ho comprata attorno all' anno 2000 da Amar a Torino per l' esorbitante cifra di 180 mile lire, che fanno 90 Euro. Il problema principale nella motorizzazione è che sia la trasmissione che la presa di corrente avvengono su i due assi centrali. Per cui, presa di corrente incerta e slittamenti per mancanza di aderenza. Ho aggiunto su ogni carrello portante la presa di corrente sulle 2 ruote di un lato. Gli striscianti sono fatti con le mollette tendinastro di una vecchia cassetta.
A questo punto è possibile aggiungere un anello di aderenza per lato, fatti con nastro adesivo un po' rugoso.
Per aumentare l' aderenza ho aggiunto anche della zavorra nei panconi frontali.
Con tre ruote in presa di corrente per lato, due anelli di aderenza e adeguata zavorra, adesso la 626 marcia decisamente bene già in analogico. A questo punto si può pensare anche a qualche miglioramento estetico. Chiaramente i finestrini con il Cristal Clear, poi mi è venuta voglia di aggiungere anche le luci, almeno sul davanti. La soluzione è stata di montare una lampadina davanti al motore e fare le luci con fibra ottica. Un anellino di alluminio al fondo della fibra, crea il fanale. A questo punto siamo pronti per montare il decoder.
(continua....)
martedì 28 aprile 2009
La fierra dell' Hobby a Copenhagen
Due volte all’ anno si celebra a Copenhagen il rito della fiera dell’ hobby, la Hobbymesse. Ad aprile sono rappresentati diversi hobby, dai TIR radiocomandati in scala 1:8 ai francobolli. A novembre, il 90% riguarda il fermodellismo, con stupendi impianti di club provenienti da Danimarca, Svezia, Germania e Olanda. Comunque, anche l’ edizione di aprile vale una visita, non ci sono molti impianti, ma c’ è sempre la possibilità di fare un buon affare.
Così sabato 24 aprile sono partito con il benestare della moglie in direzione della Valbyhallen, sala multifunzione per concerti di cantanti una volta famosi, incontri di box con ex campioni del mondo che hanno difficoltà a rientrare nel peso e fiere per gli hobby più disparati.
Il fermodellismo danese è dominato dai Märklinisti e dai cultori dello stile danese in HO. Nonostante la Danimarca abbia un decimo della popolazione dell’ Italia ci sono ben due produttori industriali che sfornano modelli danesi di ottima fattura, la Heljan e la Hobbytrade: progettazione in Danimarca e produzione in Cina. La Heljan si è fatta le ossa producendo per anni per il mercato americano, ora produce delle stupende loco a vapore danesi e anche il convoglio diesel IC3, dal caratteristico frontale di gomma. Come notizia curiosa, le ferrovie danesi hanno ordinato il successore del IC3 alla Ansaldo Breda, il famigerato IC4. Stupenda linea di Pininfarina, interno con design minimalistico scandinavo, doveva essere consegnato nel 2003, sta ancora facendo le corse di prova. Uno scandalo.
Nella scala N, per i cultori dello stile danese, stessa situazione dello stile italiano. La classica diesel Nohab prodotta dalla Minitrix da decenni, qualche riverniciatura di carrozze tedesche e degli ottimi modelli artigianali in resina o metallo a prezzi da gioielleria.
Per quanto riguarda gli impianti, Fremo aveva dei bei moduli in scala N per uno sviluppo di oltre 40 metri. Funzionamento in digitale (palmari Digitrax), paesaggio simpatico in varie sezioni, città, campagna, impianto indutriale, molo con barcone, ecc. In alto, due sezioni. Circolavano treni con stili diversi, lunghissimo merci americano, Rollende landestrasse, reversibile danese con carrozze a due piani, merci SNCF, eccetera. Alcune loco con decoder sonoro.
In HO c´ era un impianto modulare in stile danese, non male, ma ho visto di meglio.
Tra le cose più originali, o forse senza senso, la ditta danese Gamesontrack ha messo assieme un sistema DCC con un software di riconoscimento vocale, così al treno i comandi glieli dai direttamente a voce: E444 accellera, E656 frena, eccetera. Siamo fuori di testa.
E poi è cominciata la caccia al tesoro negli stand dei negozi. Si trova sempre qualcosa di interessante: l’ anno scorso una D341 Lima cardanica a 15 EUR, quest’ anno una BR38 Fleischmann a 60 EUR. Comprata solo perchè avevo una vaga idea che si potesse usare come base per una 691 o 685. Tornato a casa, disegni alla mano, mi sono reso conto che non è esattamente a piece of cake, comunque si può fare. Il tender è corto e i due carrelli sono in realtà 4 assi motore fissi e non si possono spostare. Comunque, con sopra il tender della 691, fará la sua bella figura, c’ è un sacco di posto per metterci il decoder, e tanto a 1 metro di distanza i carrelli del tender non li vede nessuno. Scusate, ma io la penso così.
Ho fatto un bel po’ di foto solo per rendermi conto che quelle che non erano sfuocate erano sottoesposte. Del resto non si può pretendere troppo da una macchinetta comprata al Liedl. In compenso il filmino è accettabile, per cui godetevi quello.
E per finire la panoramica, un paio di foto con la stazione principale e il deposito locomotive
Ancora qualche foto
L' ETR 500 non è un incontro inusuale sulla linea del Brennero, almeno fino a Bolzano. La motrice è un modello Delprado su meccanica V200 Arnold, le carrozze sono autocostruite partendo dal Lufthansa Express della Lima. Ma ritorneremo sull' argomento del materiale rotabile.
Un camion del latte aspetta al passaggio a livello il transito dell IC da Roma. Il casello è un modello Pola ampiamente modificato. Alla casa colonica manca ancora il tetto, ma il silo e il fienile sono già a buon punto.
venerdì 24 aprile 2009
Il mio impianto
Anch' io come i più ho cominciato con il classico impianto a presepio, dove in un metro quadrato ci stavano la stazione centrale, il deposito loco con rotonda, il ponte sopra il Tanaro e il Cervino. Dopo essermi letto alcune annate di Continental Modeller preso in prestito in biblioteca e aver studiato varie realizazioni su Internet, ho deciso di cambiare tutto. L’ impianto attuale consta di 4 moduli chiusi a quadrilatero, con un buco in mezzo, per creare una interruzione fra le scene. 3,5 m per 1,5 m. Una stazione principale con rimessa per locomotive e scalo merci. Una stazione secondaria. Una parte nascosta con 4 binari lunghi abbastanza per treni con 5 carrozze. Scambi Peco con motore sottoplancia Conrad. Alimentazione digitale con Roco Multimaus + Lokmaus. È possibile anche alimentarlo in analogico.
Come dice il titolo, l' ambientazione vorrebbe essere quello del Brennero. Nella foto a fianco una E402B scende a valle al traino di un EC con materiale tedesco
In quella che vorrebbe essere la parte alta della linea a doppio binario c' è una stazione in stile tirolese e una gasthaus . Non manca ovviamente il castello che domina la valle dal cucuzullo.
Nella foto sotto c' è un dettaglio della stazione principale con i giardinetti e la torre dell' acqua, ottenuta modificando ampiamente un modello in stile tedesco della Pola. L' edicola è costruita in plasticard
Mi chiamo Pietro e da 35 anni vivo a Copenhagen in Danimarca. In questo blog racconto del mio plastico in scala N e della auto costruzione o elaborazione di buona parte del materiale rotabile che fa parte della mia collezione.