lunedì 29 giugno 2009

Le SNCF 1a parte
BB67000 e CC72000

Sin dagli inizi della mia passione per il fermodellismo ho avuto un debole per le SNCF con le loro locomotive dalle linee poco ortodosse, piene di modanature e orpelli ornamentali, finestrini inclinati all' incontrario, grglie di areazione a forma di freccia e livree multicolori. E poi ovviamente il TGV, il primo treno europeo ad alta velocità.

Nel corso degli anni ho messo assieme una piccola collezione di materiale rotabile che volevo presentare un po' alla volta, cominciando con le due grosse diesel di linea BB67000 e CC72000.
Queste locomotive si possono incontrare su tutte le linee francesi, sia al traino di treni regionali con le onnipresenti carrozze Corail, sia al traino di pesanti merci, magari in trazione multipla.

La BB67000 della Lima è stata una delle prime locomotive che ho comprato. È un po' sovradimensionata e totalmente sorpassata rispetto al modello recentemente lanciato da Minitrix. È comunque già una di quelle a trasmissione cardanica su un carrello e presa di corrente sull' altro.


Con qualche modifica può ancora fare la sua bella figura. Ho sostituito il motore originale con un potente Kato a 5 poli e aggiunto zavorra per migliorare l' aderenza. Ho dipinto il fregio frontale e sostituito i respingenti. E poi ovviamente è stata digitalizzata con un decoder DZ123.

Ho tarato le CV in questo modo:

CV3 = 1
CV4 = 3
CV5 = 85
CV6 = 45

Devo dire che a parte il problema delle dimensioni un po' eccessive, non rimpiango il modello Minitrix. Il comportamento sul plastico è decisamente buono. Per il momento non ho collegato i fari, ma lo farò presto usando dei LED.

La CC72000 è un ottimo modello della Minitrix, bello pesante, presa di corrente e trazione su 4 dei 6 assi. Con un ottimo comportamento di marcia e grande sforzo di trazione.


Anche questa è stata digitalizzata, questa volta con un più moderno DZ125. La digitalizzazione richiede qualche intervento distruttivo sul telaio e sul circuito stampato.
Prima di tutto, come sempre, si tolgono tutti i componenti sul circuito stampato e si taglia una fetta per far posto al decoder. Bisogna togliere un pezzo del telaio metallico che fa contatto sul motore e un pezzo del blocchetto di zavorra. Abbastanza facile visto che è separato dal telaio.
Nella foto si vede abbastanza chiaramente dove saldare i fili. Il filo verde arriva dalla presa di corrente su un lato del carrello.
Il collegamento dei fari è fatto senza il filo blu.

Per le CV, mi sono regolato così.
CV3 = 1
CV4 = 2
CV5 = 105
CV6 = 45

sabato 13 giugno 2009

Aln 556 Delprado

La Delprado ha realizzato una serie di modelli che hanno aperto nuovi orizzonti per chi si ostina a seguire lo stile italiano in scala N.
Qualche modello è venuto bene, come la E402B o l' ETR480, qualcuno è decisamente sbagliato sia come forme che dimensioni, come il Settebello, qualche altro a prima vista sembra buono ma a un più attento esame presenta dei problemi. Anche per me che non sono un contachiodi.
La Aln 556 appartiene a questa ultima categoria.
Guardandola bene ci si rende conto che è molto stretta, tanto che mancano ben 2 finestrini sulla parte frontale. E a causa di questo sottodimensionamento, diventa difficile trovare una meccanica commerciale che si adatti.
A mali estremi, estremi rimedi. Si comincia tagliando a metá per il lungo la cassa per portarla a 19 mm di larghezza che corrisponde ai 310 cm reali, usando del plasticard e stucco Milliput per riempire la fessura. Dopo aver cartavetrato accuratamente il tutto, si può passare alla verniciatura. Prima però bisogna rifare i montanti della finestratura sul muso, in modo da avere il numero giusto di finestrini.


La parte più grossa da riverniciare è il tetto (argento Humbrol 11 a aeropenna), è possibile limitarsi a ritoccare le parte in castano/isabella del muso a pennello, senza dover riverniciare tutto il resto, e quindi conservando le scritte originali.
Anche i respingenti vanno riposizionati, ma il pancone rosso con il numero è una parte separata e si può recuperare senza modificarla.
I trasparenti dei finestrini laterali vanno recuperati dal modello Delprado, quelli del muso sono fatti con il Cristal Clear.

Come meccanica ho deciso di usare la Tomytec 06, perchè è una ottima meccanica con trasmissione e presa di corrente su tutte le ruote, doppio volano e una costruzione che la rende facilmente modificabile. Il tutto a un prezzo ragionevole. Nella foto si vede il telaio originale e quello modificato per la Aln 556

Il passo dei carrelli è 15 mm, un po' corto per i 3 metri dei carrelli reali. Mancano 4 mm in scala, ma bisogna accontentarsi. Per l' interperno, nessun problema, si allunga facilmente il telaio.
Si comincia togliendo la zavorra e si sgancia un carrello, montato a incastro, liberando l' alberino di trasmissione.

La piattina metallica che porta la corrente dal carrello al motore deve essere incollata per bene al telaio, di modo che non si stacchi, quando si taglia il telaio per allungarlo.
Con del plasticard si allunga il telaio alla giusta misura, ricostruendo la parte mancante. Bisogna fare attenzione ad allineare bene le due parti del telaio, usando una superficie piana di riferimento e un righello.

Anche l'albero motore va allungato, usando ad esempio un tubetto di plastica Evergreen. In questo modo è facile regolare la lunghezza, facendo scorrere la metà dell' alberino dentro il tubetto prima di incollarlo.
Il muso della Aln556 è molto rastremato, per cui bisogna togliere la parte terminale del telaio in plastica, che è molto squadrata. Attenzione a non toglierne troppa, per evitare problemi con l' appoggio del carrello.
Con del filo elettrico si ripristina la continuitá tra carrello e motore sul lato allungato.
Dal modello Delprado ho tolto anche alcuni dettagli dei carrelli, che ho montato sulla meccanica Tomytec. I cerchi delle ruote sono stati dipinti in marrone.
La cassa appoggia semplicemente sulla copertura del motore e c' è abbastanza frizione sui lati per mantenerla in posizione, senza che si sfili facilmente.
A questo punto siamo pronti per digitalizzare il telaio. Ho usato un decoder Digitrax DZ123, che ha un colore rosso sgargiante. Per mimetizzarlo un poco, gli ho dato una mano di marrone.



I contatti sono evidenti, per prima cosa bisogna isolare le lamelle che fanno contatto tra il motore e la piattina metallica che arriva dai carrelli. Si isolano con del nastro adesivo e si salda il filo arancione (a destra) e grigio (a sinistra) per alimentare il motore. Il filo rosso (a destra) e quello nero (a sinistra) si saldano sulla piattina.
Per il momento non ho realizzato i fanali, per cui i fili bianco blu e giallo sono fissati con del nastro adesivo, in attesa di tempi migliori.

Il decoder è stato fissato con del nastro biadesivo a una basetta di plastica che ho montato sul lato allungato, sopra l' alberino di trasmissione.

Ho programmato le CV nel modo seguente:
CV4 = 1
CV5 = 85
CV6 = 45,
ottenendo una ottima marcia al minimo, velocità massima in scala (ad occhio) e accelerazione e frenatura dolci.
Adesso ho una seconda Aln556 allargata, che aspetta solo dei nuovi carrelli, per poter realizzare una doppia.

venerdì 12 giugno 2009

Le O.G.R. di Smørum

Costruire dei modelli di locomotori o vagoni è per me quasi più divertente che farli poi girare sul plastico. E con tutte le nuove possibilità offerte dai modelli Delprado, varie casse artigianali in resina e lastre in fotoincisione, non c'è che da sbizzarrirsi.
In più è abbbastanza facile realizzare dei progetti 100% autocostruiti in resina bicomponente, anche se per adesso mi limito a strutture bidimensionali come le fiancate delle carrozze o dei carri merce.

Per costruire i miei modelli non uso attrezzature sofisticate come frese o torni, o disegni fatti al CAD, ma semplici attrezzi e tecniche apprese in molti anni di pratica con il plastimodellismo statico (gli aeroplanini Airfix per intenderci).
E per motorizzare una locomotiva è sufficiente ricordarsi al legge di Ohm.
Nella foto si può vedere il mio tavolo da lavoro, con la maggior parte degli utensili che uso per realizzare i miei modelli.

L' unico apparato un po' sofisticato e costoso è l' aeropenna a doppia azione con il suo bravo compressore, per poter verniciare a spruzzo. I risultati sono veramente notevoli e fanno la differenza anche per piccoli modelli in scala N.
Se non si ha bisogno di fare le verniciature a chiazze mimetiche degli aerei della seconda guerra mondiale, ma solo dare una mano di verde magnolia, anche una semplice aeropenna tipo Badger 350 può andare benissimo, ma il compressore è comunque da preferire rispetto alle bombolette di aria compressa. Prima di comperare il mio compressore, ho usato per anni un apparecchio da aerosol, recuperato chissa' dove.
Il trapanino è una copia cinese del Dremel, a un terzo del prezzo. Corredato ovviamente da una serie di fresette, punte e mole per lucidare.
Molto utile è una superficie piana di riferimento, basta un vetro o come nel mio caso un vecchio specchio. Un riga metallica e un coltello Stanley (assieme al vetro) sono indispensabili per tagliare i fogli di plasticard.

Il saldatore è professionale ma è facile trovarne uno usato. Il tester è uno dei più semplici, di quelli che si trovano al brico center. Anche per il digitale tutto quello che serve è poter verificare che non ci sia un corto circuito, per cui non c' è bisogno di un oscilloscopio differenziale.
Tutto il resto sono attrezzi standard, limette, tracciatori, pennelli, spellafili, mollette, seghetto da traforo, ecc.
Con l' etá la vista non migliora di certo, per cui penso che mi procurerò una di quelle lampade con lente d' ingrandimento illuminata.

domenica 7 giugno 2009

Il modulo del fiume.



Il primo dei 4 moduli a potersi dire completato, dopo più di 7 anni di lavori in corso, è quello in cui la ferrovia attraversa l'ansa del fiume sopra ben 2 ponti per poi entrare in galleria. Le dimensioni del modulo sono 0,8 m x 1,5m. Circa un terzo è occupato dalla montagna, alta 50 cm (80 metri in scala).
Il fiume descrive un quarto di cerchio in modo da poter entrare e uscire dalla scena in modo verosimile.


Per costruire il primo ponte in muratura ho usato gli archi di un ponte Arnold. Il ponte era a via singola, per cui è stato tagliato per il lungo e allargato. La parte mancante è stata ricostruita in plasticard Evergreen e riempita con Milliput, stucco bicomponente veramente indispensabile in modellismo. Sono stati aggiunti degli elementi decorativi in plasticard e Milliput.
I piloni sono costruiti rivestendo una base di balsa con delle lastrine che rappresentano i vari tipi di muratura.
Il secondo ponte a traliccio metallico è della Rivarossi. Anche questo era a via singola, per cui due ponti sono stati affiancati, togliendo parte della struttura.


Le sponde del fiume sono state ricoperte di vari strati di semplice sabbia, terriccio Tauro Model, erbe e sterpaglia Woodland Scenic e Heki.
Sono stati aggiunti alcuni dettagli autocostruiti come il pontile e la barca e alcune figure Preiser.
Il letto del fiume è dipinto in verde scuro, e l' acqua è un bicomponente della Prochima.
Questo prodotto è semplice da maneggiare (basta mescolare i due componenti nelle proporzioni prescritte), perfettamente trasparente ma essendo autolivellante, crea un effetto molto piatto.
Secondo le istruzioni è possibile creare delle onde usando un pennello piatto, però io non ci sono riuscito. Comunque può andare bene lo stesso per un fiume calmo e placido come questo, ma per il fiume di montagna dell' altro modulo (ne riparlerò) ho preferito usare un prodotto Woodland Scenic anche se è più complicato da usare (va scaldato in forno a 200 gradi) .


La montagna e la galleria hanno lo scopo di fare uscire di scena il treno. Riapparirà dopo aver percorso molti chilometri nella parte alta della linea del Brennero, rappresentata nel modulo successivo.
Tutti gli alberi sono dei kit Woodlan Scenic. In ogni busta ci sono una trentina di tronchi da colorare e il fogliame necessario. I rami si possono piegare per dare un effetto più tridimensionale.
In questo modulo ho completato anche l' installazione della catenaria. I pali sono della Sommerfelt, di tipo tedesco ma in parte accettabili per il Brennero dove sono spesso usati i pali a traliccio invece di quelli tondi. A ogni palo ho aggiunto una base per dare un aspetto un po' più italiano e anche per alzare la catenaria. I pali erano un po' bassi e i pantografi restavano molto schiacciati. La sospensione della catenaria è ovviamente sbagliata, ma va bene lo stesso. Non ho la pazienza per autocostruirla ne' i soldi per comprare un prodotto artigianale.
Dato che l' impianto è digitale, la catenaria non è funzionante. All' interno della galleria non c' è catenaria, ma solo un raccordo per portare il pantogarfo in posizione senza che si incastri.